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Nulla-hop No Future

Questo รจ un romanzo di fantascienza la cui trama è stata pensata ma la cui realizzazione è ancora in itinere. Leggiucchiate e suggerite, un giorno potremmo anche decidere di farne un romanzo scritto in forma collettiva on-line, che ne pensate?

Titoli o capitoli presenti nel volume

02.


Ogni volta e' come tornare dalla morte, come riemergere dal nulla che si suppone rappresenti cio' che c'e' dopo il decesso organico delle nostre cellule. Ogni volta e' come rinascere, come transitare nuovamente dall'utero della propria madre, delle proprie mille madri, recuperare la sensazione di cosa deve essere stato quel primo momento di coscienza alla luce del Sole, nell'atmosfera del pianeta Terra, l'abbandono del pianeta Amnios.
E' solo una frazione infinitesimale di secondo, ma e' come se fosse l'eternita'. Le prime volte non riesci a coglierla, poi e' come se si ampliasse enormemente, come se invadesse i tuoi sensi, la percezione di te stesso, l'assenza di un'identita'.
Le prime volte e' un attimo. Non e' chiaramente percepibile. Accade e un attimo dopo sei di nuovo tu. Lentamente poi l'attimo diventano ore, millenni, eternita'. Un vuoto che non conosce confini, un nulla come non si puo' sperimentare altrove. E' come se per un secondo ti percepissi navigare questo vuoto.
Il segreto e' dominare il terrore. Quando diventi cosciente della dimensione di questo vuoto devi dominare il terrore. Dominare il terrore di perderti, la paura inarrestabile di come sarebbe non uscire mai da questo attimo infinito di nulla. Un attimo in cui non percepisci come percepisci normalmente la realta', un attimo in cui percepisci solo la tua coscienza, e niente altro.
Non percepisci la tua storia, i tuoi ricordi, il tuo futuro. Non percepisci nulla che abbia una dimensione cronologica e al tempo stesso percepisci l'assoluta realta' della tua coscienza, l'assoluto imperativo dell'esistenza. E subito dopo riesci solo ad aggrapparti al terrore di non poter percepire mai piu' nient'altro che questa sensazione assoluta e vuota.

Per molti sarebbe un esperienza mistica. Per molti altri un attimo che non si trasforma mai in coscienza. Per Pete e' un momento di indagine scientifica. E' un momento in cui capire che cosa resta di te mentre la tua coscienza viene trasferita da un punto all'altro dell'universo. E' un indagine sull'esperienza di una quarta dimensione che fino a 150 anni prima non si conosceva neanche come tale.
Con il ripetersi dei trasporti Pete ha imparato a dominare il terrore e a concentrarsi sulle percezioni di quell'istante dilatato all'infinito, a indagare quale residuo di se' potrebbe rimanere incastrato tra un corpo e un altro, nelle maglie delle reti di trasmissione HSHB, alta velocita'/alta banda. E' una questione che non gli rende pienamente comprensibile quello che sta accadendo, quella minuscola porzione di indeterminazione con cui Heisenberg ha dannato l'umanita'. Che sia maledetto. La possibilita' che distrugge la certezza. L'opzione che assassina la scienza. La realta' che determina gli esseri umani.
E' questo istante che ancora muove qualcosa dentro di lui, che lo affascina, mentre si avvicina il momento in cui tirare le fila di tutto il piano a cui ha lavorato negli ultimi venti anni.

Pete non si ricorda quasi piu' di quando ci si muoveva fisicamente per passare da un punto all'altro del pianeta, anche se per molti rimane l'unica forma accessibile di movimento. Non ricorda neanche l'effetto che fa cambiare completamente il senso di una parola cosi' determinante come movimento. L'avvento dei cronotrasporti ha segnato la fine di una intera sezione del linguaggio, di un intero sistema di vita. E se l'estinzione non fosse cosi' vicina forse avrebbe anche avuto il tempo di diventare sufficientemente accessibile da rivoluzionare l'intero concetto di umanita'.
Solo cinquant'anni prima, alle soglie del nuovo millennio, nessuno avrebbe pensato di poter dominare la dimensione del tempo, di poterla usare per prolungare la propria esistenza all'infinito, per sconvolgere l'essenza stessa del tempo come scansione delle esistenze umane. Poi la disponibilita' sempre maggiore di tecnologie e strumenti di trasferimento dati sempre migliori ha cominciato a rendere possibile trasferire grandi moli di informazioni a una velocita' sempre maggiore. Quando la velocita' di trasferimento di una mole sufficiente di dati e' diventata quasi istantanea, e' stata solo una questione di tempo prima che si percepisse quali possibilita' si andavano aprendo.
Le ipotesi su come poter trasferire una intera persona in forma istantanea e' diventata immediatamente realta'. L'invenzione della bobina di Einstein e' stata il primo salto: riprodurre in maniera esatta la natura elettromagnetica di un cervello umano. La materia che si fa onda che si fa informazione. L'informazione che puo' essere trasferita istantaneamente. Non era un teletrasporto ma non era neanche tanto distante dall'esserlo.
La parallela evoluzione delle biotecnologie e delle tecniche di manipolazione genetica e' stato tutto quello di cui c'era bisogno per creare dei recipienti completamente compatibili. I primi esperimenti trasferivano l'intera massa elettromagnetica di un essere umano in un altro, sostanzialmente deprivando il corpo recettore di una coscienza che gia' conosceva. Questi esperimenti sostanzialmente generavano degli ibridi che rapidamente sviluppavano forme di epilessia e psicosi e che regolarmente dovevano essere abbattuti. Ovviamente gli esperimenti non erano di dominio pubblico, e forse anche il materiale scadente, umanamente parlando, da cui erano tratti i recipienti, non era adatto a uno studio scientifico serio. Almeno cosi' in molti pensavano sottovoce.
Quando le tecniche di coltura hanno scoperto come regolare lo sviluppo di organismi pluricellulari complessi, di interi embrioni e di interi corpi, attraverso un attento uso e dosaggio di ormoni della crescita, di catalizzatori e inibitori ormonali, di sostanze nutritive adeguate e di alcune condizioni fisico-chimiche limite (pressione dei liquidi e dei gas, temperature estreme al limite della sopravvivenza per gli organismi), la possibilita' di creare dei recipienti ad hoc con il massimo di compatibilita' possibile con una determinata impronta elettromagnetica e' sembrata a molti laboratori il secondo salto che si stava aspettando.
I laboratori dei governi e delle giunte di stati e citta' su mezzo pianeta hanno fatto scattare la corsa alla creazione del primo vero e proprio cronotrasporto. Passare istantaneamente da un punto all'altro della terra, la propria coscienza intatta e la poossibilita' di svolgere le proprie attivita' ovunque, senza interruzioni, e senza discontinuita'. I concetti di tempo e spazio ne hanno fatto decisamente le spese.
E' bastata una generazione per passare da recipienti "accelerati" a recipienti omologhi. I piu' ricchi potevano in sostanza permettersi di crescere dei cloni o dei recipienti con un grado di compatibilita' assoluto, a un ritmo non accelerato, diminuendo al massimo la possibilita' di malformazioni, errori di trasferimento e "labilita'" dei recipienti. Certo le tecniche piu' moderne di produzione di cloni accelerati erano molto piu' sicure, ma il tempo si prendeva la propria rivincita sull'umanita' costringendola a generare corpi a ritmi normali per riuscire a dimenticare il concetto di tempo.
Ovviamente rimaneva il problema di come sincronizzare con il recipiente originale le memorie che si acquisivano dopo ogni cronotrasporto. Dopo innumerevoli tentativi i ricercatori decisero che anche il concetto di corpo poteva essere lanciato nel dimenticatoio della storia. Ogni recipiente una volta che cessava di essere recipiente veniva svuotato e messo a disposizione di un altro viaggio, come una specie di supporto ottico riscrivibile, di quelli che andavano molto di moda alla fine degli anni Novanta del secolo scorso. Questa necessita' di abbandonare i propri corpi e le proprie esistenze e' stata uno degli elementi piu' difficili da far digerire ai dirigenti dei governi e delle oligarchie mondiali. Ma il vantaggio offerto dai cronotrasporti e' stato immediatamente piu' forte di ogni remora: poter dominare il mondo sempre e ovunque. L'articolazione della politica e delle societa' sono cambiate istantaneamente, o quasi.
La corsa al cronotrasporto e alle facilities necessarie per portarlo a termine e' stata quasi piu' importante, rapida e intensa della corsa agli armamenti atomici del secolo scorso, un'arma non distruttiva dalla portata difficilmente immaginabile. Un bene di lusso come i viaggetti in navicella orbitale che all'inizio del millennio sembravano essere il nuovo passatempo di chi aveva i soldi per permetterseli, e allo stesso tempo uno strumento definitivo nelle mani di chi poteva disporne. Un po' come se fosse scattata una gara a costruire una piccola rampa di lancio orbitale in casa, solo molto piu' sconvolgente. L'uso massiccio delle prime tecniche di cronotrasporto da parte di questa nouvelle vague di ricchi annoiati porto' a una serie di piccole esplosioni nucleari, che indusse una tendenza generale al divieto dell'uso privato di questa tecnologia. Senza contare il numero di errori nei trasferimenti, a cui Pete preferiva non pensare nel bel mezzo dei cronotrasporti, e nella scelta dei recipienti.

Quando Pete si accorge di pensare alla storia del cronotrasporto in questa prima meta' del terzo millennio, si rende conto che il trasporto e' finito, e sente la voce del nodo di arrivo che lo avvisa del completamento dell'acquisizione dell'impronta elettromagnetica nel suo nuovo recipiente. La coscienza del passare del tempo e delle sue esperienze passate e' sempre l'indizio cruciale della fine di un trasferimento, dell'interruzione di quell'istante di nulla in cui tutto potrebbe accadere e tutto potrebbe perdersi. Ogni volta la sensazione che Pete prova e' una via di mezzo tra il sollievo e la disperazione, un curioso mix tra la coscienza di aver superato il nulla del trasporto un'altra volta, e il senso di perdita di un momento di esistenza pura e vuota.
Pete si veste ed esce dall'asettico nodo del laboratorio della locale filiale della FutuGen. Si guarda allo specchio e si riconosce nel nuovo corpo. Non e' male, anche se i capelli biondi non gli sono mai piaciuti.

Tue, 25 Oct 2005

volume: /nullahop

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