03.
Sembra essere sempre notte nella sezione E1 di Berlino. Le luci candide e intermittenti dei neon conferiscono quella costante aura artificiale a tutta la zona, dipingendo ombre che non sarebbero mai potute esistere se Berlino non fosse diventata quello che e'.
Lungo i viali enormi ingombri di detriti e carcasse di autovetture solo parzialmente funzionanti, camminano relativamente poche persone, o meglio poche per volta. Non si vedono mai resse di gente per le strade, se non in occasioni eccezionali di cui da tempo non si vede neanche l'ombra. Quello che un tempo era il maestoso incrocio di Frankfurter Tor non domina piu' l'orizzonte di chi vi passa, o meglio non lo domina come avrebbe fatto un tempo, abbracciando e includendo il cielo che toccava la citta'. Adesso i palazzi che definiscono gli angoli dell'incrocio sono neri e sporchi di fuliggine, catrame e rifiuti, e i loro tetti sono diventati una specie di ragnatela di tubi e piattaforme che contribuiscono a reggere le sezioni H della citta'.
Dal punto di vista di chi puo' permettersi le sezioni H della citta' questo incrocio non aveva nulla che valesse la pena di costruire uno Buco, una zona delle sezioni H aperta sul mondo di sotto, sulle sezioni E della citta', alle volte una immensa finestra chiusa da materiale ultraresistente, altre un semplice buco nel pavimento dei ricchi. Ovviamente guardato a vista da scagnozzi armati di tutto punto e fornito di ogni possibile sistema di "segnalazione e intervento", al fine di scoraggare una eventuale risalita dalle fogne di chi meritava di vivere in mezzo al letame.
E cosi' l'antica fermata della U-Bahn di Frankfurter Tor e' diventata una specie di ring delimitato da colonne di pietra nera e vie sconfinate che si perdono negli altri settori inferiori della citta'. Della vegetazione che un tempo ornava i viali e i binari dei tram non e' rimasto che qualche mozzicone bruciacchiato dall'aria irrespirabile della parte bassa della citta', mentre i pochi "estinti" che camminano lungo le strade non si preoccupano neanche piu' di quello che inalano e di quanto gli stia accorciando la vita.
Occasionalmente due persone che camminano lungo la strada si incrociano e si scambiano rapidamente qualcosa, violentemente o meno. Novantanove su cento qualcosa con cui cercheranno di dimenticare che la loro vita e' gia' finita anche se non lo sanno. L'automatizzazione di gran parte della produzione di beni materiali, le recenti scoperte scientifiche e la necessita' di garantire a tutti i costi la sopravvivenza della specie umana, hanno condannato piu' del cinquanta per cento della popolazione urbana a vivere una vita da zombi. Droghe su droghe sempre piu' potenti per vivere uno stato catatonico quasi perenne, droghe fornite dal governo come paga per il servizio prestato in alcuni lavori per i quali spendere dei soldi in robotica sembrava assolutamente fuori luogo: tenere le sezioni E appena sopra il livello di ordine necessario perche' una moria di massa non degeneri in una epidemia o in una qualche sorta di forma organizzata di rivolta, che a sua volta costringerebbe a un intervento repressivo troppo dispendioso per qualcuno gia' destinato a lasciare questa terra piu' prima che poi.
Nonostante questa vita priva di speranza le sezioni sotterranee di Berlino, come quelle di decine e decine di altre citta', non sono prive di una forma di societa'. Molti, grazie alle sostanze a disposizione o meno, continuano ad aggirarsi per le strade, alla ricerca di una routine inutile, che dia un senso a quello che stanno facendo. Alcuni lo trovano in qualche forma di religione strampalata, altri nel mettere in piedi un commercio totalmente privo di qualsiasi futuro, altri ancora credendo di potersi giocare alcune chance. Il baratto, sia fisicamente di merci che di ingaggi e "estinti", e' tornato ad essere la forma dominante di economia, e nonostante tutto questo puo' non essere cosi' malvagio, se si eccettua il fatto che non si puo' praticamente vedere la luce naturale del sole, e che si e' gia' a conoscenza della propria data di scadenza.
In un film degli anni Ottanta del secolo scorso avrebbero detto: "bello vivere nel terrore?". Ma sono passati troppi anni e l'evoluzione delle citta' e la decisione dei governi di mezzo mondo di "fare una scelta" sono gia' un dato di fatto storico.
E' girando un paio di angoli verso Friedrichheins che si entra al Mariannen Graben, cosi' chiamato dai suoi proprietari che amano fregiarsi di un ironia che nessuno a Berlino E1 riesce bene a interpretare. Il locale ha di fatto occupato il piano terra di un intero edificio fatiscente, inservibile anche come sostegno ai piani superiori della citta' ed e' costituito interamente da pezzi di cemento recuperati da varie sezioni E della citta', organizzate alla bell'e meglio per servire da tavoli, sedie, sostegni, e alla bisogna anche come ripari e armi. Al Mariannen Graben la maggior parte delle persone ci passa quello che resta della loro vita, alla ricerca di qualcun altro, di un affare o semplicemente di guai, abbastanza indifferentemente uno dall'altro.
Jens e Nicola, dietro un pezzo che sostengono provenire dalla porta di Brandeburgo, servono costantemente droghe e sostanze di ogni genere, in cambio di qualsiasi cosa gli avventori possano offrire, sia essa altra droga, cibo, informazioni, servizi o qualsiasi altra cosa. Molto raramente soldi. Dato che sotto le sezioni H i soldi servono a poco, se non ad alimentare l'illusione che un giorno ci possa comprare il passaggio all'altro mondo, al mondo di quelli che sopravviveranno.
La coltre di fumo e l'odore delle polveri bruciate intossica la mente prima ancora dei polmoni, e rende difficile vedere bene chi c'e' a un metro dal tuo naso, abbondantemente aiutata dall'assenza quasi totale di luci piu' potenti di venti watt, forse il residuo di un qualche enorme magazzino saccheggiato da qualcuno e scambiato con una fornitura eterna di bevute al bancone di Jens.
Seduti intorno a una grossa lastra di marmo nero, una ventina di persone parlano animatamente, mentre nei tavoli a fianco altri gruppi molto meno numerosi cercando di fare almeno altrettanto rumore per evitare di sentire e per evitare di essere sentiti. Davanti a loro, sulla lastra, hanno appoggiato tutto l'arsenale di cui dispongono, dai coltelli al bazooka a onde, passando per le piu' consuete pistole, fucili a ripetizione, tasers. Le parole di ognuno di loro sono confuse e per nulla chiare, ma ognuno di loro in realta' sta solo pensando che per quanto vale la loro vita, almeno avranno ancora una chance di giocarsela, al contrario del novanta per cento degli zombi li' intorno. Nessuno di loro e' certo che abbia un senso, ma non sono riusciti a trovare nulla che abbia piu' senso per loro, che riesca a dargli un'idea per la quale non valga la pena recuperare quante piu' droghe al Mariannen e svenire nell'incoscienza perenne fino al mattino della morte.
Fuori non si puo' dire se sia giorno o notte, non si puo' dire in quale mese si sia o in quale giorno, ma certamente i neon sono meno attivi del solito, e la quantita' di risse e di morti abbandonati sulla strada e' maggiore del solito. Il gruppetto seduto al tavolo di marmo nero non ha dubbi che presto ci sara' da usare quelle armi, da ammazzare non per sopravvivere, ma per sperare per un altro giorno di trovare qualcosa per cui abbia senso continuare.
Il suono delle aeromobili e le luci al fosforo appena qualche centinaio di metri dal Mariannen Graben non sono una sorpresa per nessuno. Mentre escono gli altri zombi presenti nel locale li guardano come se fossero degli alieni, appena il tempo per seguirli fino alla porta e per riportare la loro attenzione alla droga che hanno assunto, a quella che assumeranno, o semplicemtne al flusso costante di immagini che arriva dal feed ufficiale della citta' di Berlino e che li bombarda con la necessita' del loro sacrificio per il bene dell'umanita'. Neanche uno degli zombi del Mariannen Graben si sognerebbe mai di crederci, ma una menzogna comoda e' sempre meglio di una verita' troppo cruda.
Fri, 28 Oct 2005
volume: /nullahop

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