05.
L'appuntamento e' in un lindo e asettico ufficio dall'aspetto molto simile a un obitorio o a un laboratorio di analisi. Le pareti sono di metallo, cosi' come tutto l'arredamento. Un metallo lucido e non particolarmente freddo alla vista, giusto quanto basta a dare l'idea di ordine e pulizia, senza trascendere nella sensazione gelida di oggetti e ambienti che preannunciano la morte.
Pete e' entrato da una porta appena dietro la scrivania a forma di parallelepipedo, sulla quale non e' presente nient'altro se non una tavoletta sottile quanto un foglio di carta, sulla quale se la si guarda dalla giusta angolazione e' possibile scorgere il logo in tre dimensioni della FutuGen. Dietro di lui, sopra la porta alcuni schermi mostrano l'imitazione di laboratori di ricerca e di stanze criogeniche perfettamente mantenute. Un'imitazione perfetta come solo qualcuno che ne ha progettata una potrebbe realizzare, fino nel minimo dettaglio. Di fronte a lui c'e' una poltrona bianca di metallo ultrasottile, di quelle che si adattano al corpo dell'ospite come se fossero il petalo di un'orchidea artificiale. Un ambiente essenziale, per dare l'idea dell'assoluta neutralita' e necessita' delle parole che Pete e il suo ospite si scambieranno.
Pete non porta orologi. In effetti lo troverebbe di cattivo gusto, come indossare gli stemmi di un nemico sconfitto. Pero' e' infastidito dal passare dei minuti in attesa dell'ospite. Cosi' tanto sforzo per annichilire il concetto di tempo per poi dover attendere l'ordinario ritardo di un ricco imbecille. Ma l'esperienza ha insegnato a Pete a celare perfettamente il proprio fastidio dietro un sorriso smagliante, in particolare quando si tratta di raccogliere i finanziamenti necessari al Progetto.
L'uomo che entra dalla porta sita sul lato opposto rispetto a quella da cui e' entrato Pete e' diverso da come se lo aspettava. Non e' il solito flaccido biancastro individuo senza alcuna qualita' se non quella del suo portafoglio, ma un distinto trentenne dai capelli ancora neri e folti, seppur tagliati in modo ordinato, a contrastare gli occhi verdi e l'espressione aguzza e tagliente che ogni aspetto del suo viso comunica, dal naso dritto fino alla forma del viso triangolare. Anche il suo abbigliamento e' estremamente sobrio, un completo grigio che sembra uscito da una collezione italiana dell'inizio del millennio, con tanto di cravatta e ferma cravatta. Pete e' quasi dispiaciuto della montagna di menzogne che sta per raccontargli, nonostante sia cosciente di quanto questa sofisticata forma di rapina sia assolutamente necessaria.
- Buon giorno signor Levink.
- Buon giorno signor Wright. Era molto tempo che aspettavo di incontrarla. In privato.
L'inflessione della parola "privato" disturba Pete. Ma la sua espressione non tradisce nessun altro sentimento che fiducia e ottimismo.
- Immagino. Vuole un bicchiere d'acqua? Quando comincio a spiegare il motivo del nostro incontro preferisco non essere interrotto o distratto da alcunche'.
- Sono a posto cosi'. Grazie.
Bene, pensa Pete, adesso sono finiti i convenevoli. Una persona spiccia. Non sara' facile convincerlo.
- Signor Levink, lei conosce meglio di me la situazione. La serrata dei livelli superiori non e' servita a nulla. E' stata come il decrepito protocollo di Kyoto, alla cui necessita' avevano addestrato i nostri genitori, o come il successivo Trattato di Pechino del 2015. Come tutte le altre misure che sono state prese, nel bene e nel male, negli ultimi cinque decenni. Molte parole e pochi fatti. In ogni caso fatti privi di alcun senso se non quello di alimentare i feed e speranze inutili. Dopo decenni di sfruttamento intensivo del pianeta e il fallimento dei tentativi di collocarsi al di fuori dell'atmosfera terrestre, la sortita di rinchiudere il cinquanta per cento circa della popolazione mondiale in ghetti al di fuori della civilizzazione nell'attesa che la loro morte ampliasse la quantita' di risorse disponibile per i "sopravvissuti" era una tentativo demagogico e inadeguato.
- Intendiamoci. Diminuire del cinquanta per cento la popolazione mondiale ha sicuramente aiutato a vivere meglio e far durare le riserve energetiche piu' a lungo, ma dubito che abbia allontanato le previsioni di non ritorno per l'estinzione della specie Homo sapiens sapiens. Anzi, forse lo ha avvicinato, in particolare con la necessita' di un uso ancora piu' intenso di talune risorse al fine di sopperire alla scomparsa di mano d'opera sacrificabile a buon mercato. L'operazione e' stata tutto sommato indolore e mirata, ma non ha certo risolto i problemi che si proponeva di risolvere. Esattamente come Kyoto o Pechino.
Pete gode abbastanza del pallore che conquista lentamente il viso del sopravvissuto davanti a lui. Certo non si scandalizza per aver condannato a morte qualche miliardo di persone nel mondo, educato ormai a credere nella necessita' di tale gesto. Ma l'idea che questo non abbia migliorato le prospettiva di vita sue e dei suoi cari lo sconvolge a tal punto da turbare il suo aplomb. Incredibili gli esseri umani. Pete riprende a parlare dopo una pausa drammatica.
- Per dirla tutta, signor Levink, io dubito che il genere umano riuscira' a superare qualche decennio di vita. Gli studi della nostra societa', che se posso rivelarle un segreto combaciano con gli studi dei piu' avanzati istituti di ricerca delle agenzie dei governi di mezzo pianeta, dimostrano senza ombra di dubbio il prossimo esaurimento delle fonti di energia. Di tutte le fonti di energia, per essere precisi. Questo, sommato alla progressiva deriva genetica dovuta all'impoverimento genico, alle ormai incontrollabili forme di risposta dell'organismo-pianeta come disastri naturali, epidemie, mutamenti climatici radicali, e a un certo silenzio dei feed su tutto questo, ci fanno stimare molto prossimo la conclusione della storia umana nell'universo.
- So che non mi crede, ma gli studi sono tutti nel dossier che ha davanti a lei. Puo' leggerli. Ma il foglio polarizzato si autodistruggera' dopo la prima lettura. Se queste notizie trapelassero la storia personale sua e della sua famiglia potrebbe concludersi molto prima di quella del genere umano.
Pete smette di parlare, mentre il signor Levink si addentra nei dati dettagliati ed esatti come solo una sentenza universale puo' esserlo. Pete ha imparato a calibrare la ripresa della parola come se si trovasse sempre in un film scadente. Ha notato che le reazioni delle persone assomigliano molto a quelle di attori scadenti.
- La FutuGen puo' offrirle una soluzione. Attenzione, non stiamo parlando dei patetici tentativi di stazionamento orbitante dei cinesi, con tutto il rispetto parlando, oppure delle millantate camere di ibernazione di meta' delle nuove religioni che appestano mezzo mondo. Stiamo parlando di qualcosa di piu' sofisticato. Se accettera' di finanziarlo le riveleremo il meccanismo con il quale terremo in vita lei e la sua famiglia fin nel minimo dettaglio, che lei potra' verificare con qualsiasi scienziato di fiducia lei decida di ingaggiare. Diciamo che il tutto e' molto simile al meccanismo con cui si crescono i recipienti del cronotrasporto, che lei dovrebbe conoscere pur non avendo dimestichezza con questa tecnologia, dalle innumerevoli storie che popolano i feed.
- Quello che le chiediamo in cambio non e' molto: un'offerta che corrisponda a circa meta' del suo patrimonio. Ovviamente preparare gli ambienti, le risorse e tutto cio' che e' necessario a questa operazione costa molto. Se considera che poi dobbiamo tenerla segreta a tutte le agenzia e i concorrenti, lei capira' che i costi si moltiplicano rapidamente. D'altronde e' nostra convinzione che se vogliamo che il genere umano sopravviva a questa crisi, lo potra' fare solo in pochi esemplari, una specie di Adamo ed Eva del futuro, se ha mai letto la Bibbia....
Pete lo tiene in pugno. Una volta che conosci il progetto o accetti o sei carne morta. Non ci si puo' permettere la benche' minima fuga di notizie. Odia dover parlare in prima persona plurale, ma per il teorema della "vita di serie B", il tono paternalista quando deve stringere al dunque il sopravvissuto di turno si rivela essere assolutamente una killer-attitude.
Tue, 08 Nov 2005
volume: /nullahop

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