Monocromatica è in libreria
Il primo romanzo di blackswift, Monocromatica, è in libreria, pubblicato dalla Colorado Noir e distribuito da Mondadori. In questo anno dalla sua prima pubblicazione su questo sito, quello che era Rapsodia Monocromatica è molto cambiato, si è evoluto, grazie al contributo di molte persone, e soprattutto all'esperienza di coloro che ci hanno proposto di pubblicarlo e ci hanno seguito nel processo di revisione (Sandrone Dazieri e Andrea Cotti).
Il romanzo è distribuito con una licenza open (una parafrasi mondadoriana della Creative Commons) e da oggi è anche disponibile on line su questo sito (vedi i link in fondo a questa piccola introduzione). Ogni libro vive anche e soprattutto grazie alle storie che fa nascere e non tanto a quelle che sono fissate nelle sue pagine, per questo sulle pagine di questo blog troverete altri racconti, romanzi, satire, e scritti vari che blackswift continua a elaborare. Sui blog (nero e beirut) dei due loschi figuri che si celano dietro questo pseudonimo, viceversa, troverete i fili che collegano le nostre narrazioni con la realtà in cui viviamo e con le storie che incontriamo ogni giorno.
Buona lettura.
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Tue, 30 Jan 2007
Rapsodia Monocromatica
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00. Enter Fernando
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Piazzale Loreto.
La parola di Milano e' monocromatica.
Il cielo e' una distesa non uniforme di grigio: dal pallore del cielo quasi bianco verso via Costa, verso nord-nordest, fino al grigio scuro di nubi cariche di pioggia che evaporera' o si trasformera' in pasta grigiastra prima di arrivare a toccare il suolo della zona centrale in lontananza verso sud.
Il piazzale e' teatro di un costante carosello di macchine, clacson, insulti, infrazioni: questa citta' si snoda in arterie e noduli in cui queste arterie si incrociano.
Doveva essere un posto piu' divertente cinquanta o sessanta anni fa, in cui al posto delle macchine c'era una ressa di persone che finalmente si gettavano alle spalle 20 anni di merda e violenza.
Milano sembra non cambiare mai, poco affetta da stagioni e cambiamenti
climatici: ti accorgi se e' estate da un lieve mutamento della temperatura. Per il resto il verbo monocromatico sembra estendersi alla sua incapacita' di essere diversa da se' stessa, di interpretare ruoli diversi da quelli a cui ti ha abituato. Appena la conosci pensi che sia una citta' piatta nel suo grigiore umano, oltre che visivo, uditivo, sensitivo. Poi ti rendi conto che Milano puo' raccontarti qualcosa ad ogni angolo, ad ogni svolta del tuo senso di marcia, e a volte anche indipendentemente da te e dalla tua voglia di restare fermo e immobile in pace con il resto del mondo (per quanto piccolo sia) intorno a te.
E' solo dopo questa fase che capisci che milano e' come una specie di magma monocromo che continua a travolgerti. Ed e' dopo questa fase che ti accorgi che la cosa puo' effettivamente risultare fastidiosa tanto quanto piacevole.
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Sat, 15 Oct 2005
Exit
E' uno strano spettacolo quello che si puo' trovare nel prato dietro la piazza del Cannone la mattina presto. Cento corpi che si muovono in sincrono esercitandosi. Cento bambine che corrono nel parco a ritmo sostenuto, guidate da una maestra seria e molto giovane, che porta i capelli legati con una bacchetta. Dopo la corsa e gli esercizi tornano tutte insieme all'edificio al centro dei giardini di Porta Venezia dove si trova la loro scuola. Lezioni, cucina, calligrafia. Alle cinque tutte a casa a vivere la propria vita spensierata di bambine.
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Sun, 09 Oct 2005
Pandora
Sono giorni maledetti. Giorni maledetti che continuano a succedersi l'uno all'altro. Claudio ci ha pensato. Ci ha pensato moltissimo dopo quello che e' successo a Zibecchi e Varalli. Morti ammazzati dai fascisti e dagli sbirri. Morti ammazzati perche' fascisti e sbirri hanno paura. Perche' i padroni hanno paura. Perche' tutti tranne la gente che lavora hanno paura.
E fanno bene. Perche' per la prima volta da almeno mezzo secolo a quella parte troppa gente aveva deciso di non starci. Di non starci piu'. Di non credere alle cazzate che gli raccontavano.
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Sun, 09 Oct 2005
Non puo' piovere per sempre
Quando arrivano davanti alle inferriate del giardino della chiesa di San Bernardino alle Ossa, Christian indica il portone sempre semiaperto nonostante il lucchetto che vi troneggia. Un giardino chiuso da una cancellata che non e' mai chiusa. Buffo,no? pensa Christian. Il giardino di San Bernardino non e' grande, non piu' di trenta metri quadri. Non e' neanche particolarmente rigoglioso. Un aiuola centrale terrosa che forse un tempo era una fontana, a giudicare dal muretto, delimitata da una stradina larga meno di un metro che corre intorno a tutto il giardino e che confina con una aiuola esterna coperta di edera scura e sempre verde, che ha coperto i monumenti che costellano alcuni punti del giardino, e che nessuno ricorda a chi siano dedicati. I muretti che delimitano il vialetto sono usati per lo piu' come panchine da barboni all'ultima bevuta e amanti al primo bacio.
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Sun, 09 Oct 2005
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